Alla scoperta della val d’Arda

Al confine confini con l’Appennino parmense e percorsa dal torrente Arda, la Val d’Arda è la vallata orientale della provincia di Piacenza. Sulla Val d’Arda convergono le valli minori del Rigliodel Vezzenodel Cherodel Chiavennadell’Ongina e parte dello Stirone. Il fiume Arda nasce a circa 1300 m di quota, dalle pendici nord-occidentali del Monte Lama, nel comune di Morfasso. Le sue acque scorrono per un buon tratto per giungere, dopo circa 15 km, ad uno sbarramento artificiale rappresentato dalla diga nota come Lago di Mignano, uno specchio d’acqua di circa 2 chilometri quadrati di estensione, ad una quota di 341 m, dalla doppia funzione di riserva idrica e di bacino a scopo idroelettrico. Il fiume Arda bagna poi il territorio di Lugagnano Val d’Arda e Castell’Arquato, per scendere in pianura dove attraversa le città di Fiorenzuola d’Arda e Cortemaggiore.

Gli altri comuni della Val d’Arda sono AlsenoPolesine ParmenseSan Pietro in CerroVernascaVillanova sull’Arda.

visit val d’Arda

Questo itinerario è da percorre in auto, ma non mancheranno piacevoli passeggiate per visitare parchi e castelli all’interno di un ambiente straordinario. Si parte da Morfasso, nell’alta val d’Arda. Parte del territorio appartiene al Parco provinciale Monte Moria, area di salvaguardia naturalistica coperta da un fitto bosco che conserva querce secolari. Il parco, diventato famoso dopo essere stato il set di riprese nel telefilm La freccia nera, è meta, nella giornata di ferragosto, per una tradizionale festa campestre che vede riunirsi nella grande radura migliaia di piacentini.

Si trova nel territorio comunale il santuario di Santa Franca, posto ad una elevata altura in mezzo a prati, meta di appassionati di trekking e per piacevoli giornate all’aria aperta, immersi in un contesto di natura incontaminata. gite domenicali per piacentini e non. Nella frazione di Sperongia, che dista 5 km da Morfasso, è possibile visitare il Museo della Resistenza piacentina inaugurato il 25 aprile 2009. Il museo è dedicato alle formazioni partigiane del Piacentino, ma anche alle popolazioni che durante 20 lunghi mesi soffrirono sotto il tallone nazifascista, pagando un duro tributo di morte, distruzione, violenze e deportazione nella speranza della liberazione e di un futuro migliore.

Percorrendo la provinciale ci imbattiamo nel piccolo paesino di Bore,  un piccolo centro apprezzato come tranquilla villeggiatura, anche per la moderazione del clima nella bella stagione. A pochi chilometri si fa tappa a Vernasca che conserva i resti della romanica Pieve di S. Colombano (secolo XII), ovvero il campanile e l’abside, attualmente inserite nel gradevole contesto di una piazza – giardino nella parte alta del paese; il resto del tempio è stato abbattuto all’inizio del Novecento, quando era già stato reso pericolante da una frana. La nuova chiesa venne edificata nel 1890 più in basso rispetto all’antica Pieve.

Lugagnano Val d’Arda è la meta successiva, situato lungo il corso del torrente Arda, sul versante settentrionale dell’Appennino piacentino. Il paesaggio è caratterizzato dalle argille di Monte Giogo. Immancabile la visita a Velleia Romana dove, nel 1747, fu ritrovata la tabula alimentaria traianea, la più grande iscrizione su bronzo di tutto l’Impero romano. Da lì in poi, grazie soprattutto a Filippo I di Parma, iniziarono gli scavi che riportarono alla luce uno dei più interessanti municipi romani. Rappresentava innanzitutto uno dei principali punti dell’interscambio commerciale, ma anche una meta di villeggiatura per consoli e proconsoli grazie anche alle terme ritrovate nella città. I reperti sono conservati nel museo Nazionale di Parma, mentre solo in piccola parte alcuni si trovano nel museo di Velleia.

Infine Gropparello la cui storia è strettamente legata a quella del castello che si trova ad inizio paese. Fu sede di un castrum romano che presidiava la via per Velleia. Donato da Carlo Magno al vescovo di Piacenza nel IX secolo subì attacchi e assedi nel periodo di lotte tra Guelfi e Ghibellini. Nel comune è possibile trovare moltissimi resti fossili lungo le sponde dei torrenti Vezzeno, Chero e Riglio. Il castello sorge in cima ad uno sperone roccioso, su uno strapiombo che domina il torrente Vezzeno, formando un orrido di circa 85 metri di altezza, rendendo il castello, nel passato noto come rocca di Cagnano, praticamente inespugnabile nei secoli.

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